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Essere o non essere

settembre 18, 2012 Senza categoria Comments

Ospitiamo un nuovo contributo di Riccardo Zuccaro, consulente di outplacement presso Intoo Developing carrers.
Riccardo collabora anche con la Aurora Jesi di basket, squadra che milita in Lega due e cura il blog R.U. e dintorni (http://ruedintorni.wordpress.com/) ricco di spunti interessanti.Di seguito un contributo dal suo blog:

Un paio di giorni fa, nel mezzo di un colloquio con una mia coachee (persona che segue un percorso di coaching) abbiamo toccato un suo particolare vissuto in ambito lavorativo, testualmente mi ha detto “mi sento sottovalutata e sottoutilizzata in questa azienda, ho un potenziale dentro che devo tenere inespresso perché l’azienda non mi lascia libera di esprimere il mio talento”; in quel momento ho realizzato l’idea di scrivere questo post.

Sia come Coach professionista che come consulente di outplacement non immaginate quante volte sento questa musica e se ripenso al mio passato, anche il sottoscritto si è trovato alcune volte in questa situazione.

Se, come credo, avete assistito ad incontri relativi alle risorse umane, se parlate con imprenditori di PMI immagino che spesso avrete sentito discorsi del tipo:

-       “Nella mia azienda voglio collaboratori propositivi

-       “Da me hanno possibilità di crescita solo coloro che sono in grado di portare una ventata di innovazione nei processi

-       “Non me ne faccio nulla degli yes man, non ho bisogno di sentirmi dire sempre di si anche quando possono esserci vie alternative

e via dicendo. Questo sulla carta, perché poi quando in azienda entrano persone veramente propositive, che dicono la loro anche se va in una strada diversa da quella utilizzata sino ad oggi (e spesso dettata dall’imprenditore) non si sa per quale motivo, ma iniziano a dare fastidio.

In un primo momento non vengono ascoltati, se poi continuano con le loro proposte ricevono messaggi subliminali di lasciar perdere e nel caso in cui si ostinassero ancora vengono definitivamente isolati e bollati come veri e propri rompiballe; mentre gli yes man rimangono ben saldi nei loro posti e senza apportare alcunché in azienda si ritrovano spesso premiati con avanzamenti di carriera.

L’Amleto di Shakespeare, autore che amo, diceva “essere o non essere questo è il problema, se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboldi e combattendo disperderli”, mi sembra una frase assolutamente calzante. Portandola ai nostri giorni ed alla situazione specifica potremmo tradurla con “essere o non essere questo è il problema, in azienda conviene essere degli yes men, non usare il nostro talento, rischiare zero e mantenere il nostro posto di lavoro, oppure essere noi stessi, essere propositivi (motivo per cui, ricordo, si è stati assunti) anche quando farlo significa andare contro lo staus quo e rischiare la perdita del posto di lavoro”.

Certo il discorso non va generalizzato, ma sfido chiunque a dire che una cosa del genere non l’ha vissuta in prima persona o attraverso il racconto di un amico o un conoscente,specie se lavora in una PMI in cui spesso la figura del responsabile delle risorse umane è inesistente e le politiche del personale vengono stabilite da chi si occupa di tutt’altro.

Oggi ho partecipato ad un incontro in cui si parlava di sport coaching, ospite Arrigo Sacchi il quale tra le altre cose ha detto “quando costruivo le squadre io sapevo sempre chi prendevo, mi informavo prima sul calciatore, chiedevo persino cosa mangiava per sapere se poteva essere adatto al mio progetto; la stessa cosa dovete farla in azienda, le risorse vanno selezionate bene sin dall’inizio per evitare di ritrovarsi pecore nere da gestire dopo” ecco in questo caso non credo che il problema sia nell’assunzione sbagliata ma nel fatto che le aziende e con loro gli imprenditori che le guidano, devono chiarirsi bene le idee, devono porsi questo tipo di domande e darsi risposte da cui dipendono la scelta della strategia, senza prendersi in giro, domande tipo: chi cerco veramente? Sono sicuro di voler vedere messe in discussione le mie scelte? Sono disposto ad accettare strade alternative a quelle che ho percorso sino ad ora? Ma soprattutto sono disposto a rischiare parte di ciò che ho creato sino ad ora?

Capisco che per chi ha costruito con le sue mani un’impresa non è semplice mettersi in discussione, ma se si ha una funzione del personale capace e valida, se vengono stabilite job description chiare e specifiche, se vengono fatti assessment meticolosioccorre dare fiducia a chi si assume, sfruttare le loro potenzialità, valorizzarli, perchè collaboratori soddisfatti e motivati, significa in automatico aziende brillanti e di successo ma soprattutto innovative con un marcia in più sulla concorrenza.

http://ruedintorni.wordpress.com/2012/09/12/essere-o-non-essere/

Oggi il blog di sopo.it è lieto di ospitare un articolo semiserio del prof. Giovanni Lucarelli.
Il suo blog Creatività al  lavoro http://www.giovannilucarelli.it/wordpress/ offre molteplici spunti di riflessione per affrontare la nostra attività professionale non come semplici “timbracartellini” ma come persone creative e portatori di novità positive.

Mi capita di leggere, di tanto in tanto, lunghe liste di suggerimenti per diventare più creativi. Altre volte, invece, autori più audaci si divertono a stilare elenchi di accorgimenti per ostacolare ed inibire le potenzialità creative di individui e gruppi.

Traendo spunto da alcune acute osservazioni di Michael Michalko, ho provato anch’io ad individuare alcuni degli atteggiamenti che contribuiscono a soffocare gli slanci creativi al lavoro.

Ne è uscito questo breve elenco semiserio:

1. Metodo infallibile
Non mettere mai in discussione il tuo modo di lavorare, di interagire con le persone, di prendere decisioni. Se ha funzionato finora, perché dovresti cambiare? Se funziona con te, allora funzionerà anche con gli altri. Obbliga tutti i tuoi collaboratori a lavorare con il tuo metodo, non tollerare alcuna critica, non accettare alcun suggerimento. Che cosa possono saperne gli altri, se il metodo è tuo?

2. Collaboratori (e buoi) dei paesi tuoi
Stai alla larga da persone curiose, originali e creative. Se devi assumere qualcuno, scegli dei collaboratori pignoli, metodici, abituati ad eseguire le direttive e a non “uscire dal seminato”. Se qualcuno, poi, fa troppe domande, chiedigli di andarsene …

3. Patti chiari, collaborazione lunga
Scoraggia domande e libere iniziative, di’ alle persone esattamente che cosa devono fare e, soprattutto, come devono farlo. Se qualcuno tenta di introdurre nuove modalità, ricordagli errori e fallimenti passati (anche se non sono i suoi). L’esperienza servirà pure a qualcosa …

4. Comunicazione “no frills”
Non perdere tempo ad ascoltare le persone, tieni sempre la porta del tuo ufficio chiusa. Se qualcuno dovesse, comunque, entrare, assumi una postura scontrosa (braccia incrociate, fronte accigliata, sguardo arcigno, ecc.) che comunichi chiaramente che non vuoi essere disturbato. Dopo un po’ desisteranno …

5. Il lavoro è una cosa seria
Non dare mai feedback positivi, non offrire riconoscimenti e gratificazioni a chi ha svolto un buon lavoro: ha fatto solo il suo dovere. Scoraggia, tutte le volte che puoi, battute, storielle e qualsiasi altra forma di umorismo: non siamo qui per ridere, ma per lavorare …

6. Non cedere a nuove idee
Se i tuoi collaboratori ti propongono un’idea innovativa, fai presente che non può funzionare. Se ti provano che può funzionare, ribatti che è irrilevante. Se ti dimostrano che è rilevante, evidenzia che è pericolosa. Se ti dicono che è sicura, fai notare che non è commerciabile. Se ti dimostrano che è vendibile, rispondi che, appena possibile, creerai un comitato di valutazione per studiarla.

7. La creatività non è per noi
Non comprare e, ovviamente, non leggere alcun libro sul pensiero creativo, non sprecare soldi con corsi e seminari sulla creatività. Se qualche dipendente ne cita o ne propone qualcuno, bofonchia qualche commento incomprensibile e poi allontanati velocemente.

8. Sguardo fisso alla meta
Non prestare attenzione a ciò che accade al di fuori della tua azienda, non analizzare le evoluzioni del mercato, né le azioni della concorrenza. Se, per caso, l’azienda dovesse perdere competitività, attribuisci la colpa all’economia globale, al prezzo del petrolio (ma anche dei diamanti), alle politiche economiche, ecc.

Ti è mai capitato di vivere alcuni di questi atteggiamenti? Conosci persone o ambiti lavorativi in cui vengono applicati? Mi auguro vivamente di no

Giovanni Lucarelli (http://www.giovannilucarelli.it/wordpress/2012/05/inaridire-la-creativita-in-8-mosse/)

Buon Primo Maggio

maggio 1, 2012 Senza categoria Comments

La festa dei lavoratori è celebrata in tutto il mondo per ricordare le conquiste sindacali e le vittorie socio-economiche in ambito lavorativo.

Ebbene, in questo 2012 italiano, il primo maggio si profila un po’ come la notte di San Lorenzo: con le stesse speranze in cui in agosto alziamo gli occhi al cielo esprimendo un desiderio, oggi qualcuno guarderà la piazza e penserà che sì, “tutto andrà bene”.

Per anni abbiamo vissuto il primo maggio come concerto in piazza e “Bella Ciao” invece quest’anno la presa di coscienza è più forte, più vivida.

Le statistiche parlano del 9,3% di disoccupazione e circa 1,2 milioni di “scoraggiati”: coloro che sono convinti che un lavoro non lo troveranno mai.

Come disse qualcuno “il lavoro dovrebbe essere nella quotidianità, non solo nella costituzione”.

Auguriamo quindi un buon primo maggio a tutti, ma anche un secondo, un terzo, un quarto, un quinto……..

La canzone di Maggio – De Andrè

Cari amici di www.sopo.it, è arrivato il vostro momento.Avete presente l’inconfondibile e irrinunciabile momento della pausa caffè?
Bene..lo vogliamo condividere insieme a voi. Vogliamo essere sommersi dalle vostre foto presso la macchinetta del caffè della vostra azienda, studio, ufficio etc… Vogliamo vivere una pausa caffè collettiva per staccare insieme dagli affanni quotidiani:
Le regole del gioco:
postate da oggi fino al 15 Maggio sulla nostra pagina facebook “La voce di chi lavora” una foto vostra  o del vostro gruppo di lavoro davanti alla macchinetta del caffè  con una breve descrizione libera. La redazione stilerà una classifica e darà evidenza alle foto più divertenti ed originali sul sito e sui nostri strumenti di comunicazione…ci state?
Normale o lungo?Intero o mezzo? la macchinetta vi aspetta…

Per contare qualcosa in un azienda bisogna diventare capi, non importa capi di cosa l´importante per dirla in termini tecnici e´ “gestire risorse”.
A volte si possono presentare delle scelte nel corso della propria carriera: e´ meglio continuare lavorare nel proprio settore preferito con la speranza di diventare capo del proprio settore o e´ meglio, quando si crea la possibilita´, diventare capo, magari anche di un settore non proprio gradito.
Il consiglio e´ “DIVENTA CAPO APPENA PUOI”….le aziende spesso non hanno logiche precise, sono spesso come barche alla deriva nel mare del business.
Nulla esclude che il tuo settore venga ridimensionato in seguito ad eventi esterni o che cambino le condizioni di crescita della tua azienda e tu debba rimanere bloccato anni nella vana speranza di crescere.
Cambiare settore e diventare capo, ripeto…magari anche di un settore non proprio gradito, ti consente di salire la scaletta e di guadagnare esperienza e punti che ti serviranno in futuro.
Anche nel corso delle selezioni, tu potresti essere valutato molto bene per le tue competenze ma il fatto di non avere ma gestito risorse sara´ sempre visto con sospetto.
In effetti una ragione precisa c´e´…la gestione della risorsa umana e´ davvero complessa.
Avete presente quelle squadre di calcio fatte di stelle, tipo il Real Madrid dei Galacticos, che alla resa dei conti non hanno vinto quasi nulla.
La colpa in quel caso e´ da attribuire all´allenatore, il capo, che non e´riuscito a farsi rispettare e non ha messo ogni galactico nelle condizioni di dare il meglio.
La stessa cosa vale per il capo di azienda, senza valutare le proprie competenze specifiche che sono certamente importanti, deve essere in grado di conoscere I propri uomini, motivarli e tirare fuori il meglio da loro.
Il capo mediocre difende la posizione, inizia ad avvertire un complesso di inferiorita´ verso il proprio dipendente che, nella sua testa, a breve potrebbe sostituirlo.
Se vi trovate ad avere un capo mediocre, dovete saperlo affronatare con intelligenza…voi non siete mediocre e la vostra forza sta in questo.
Dovete guidarlo nelle sue scelte senza che lui se ne renda pienamente conto, deve avere sempre l´impressione che, alla fine la decisione passa da lui.
Dovete sempre dargli la tranquillita´ di non volergli fare le scarpe e pian piano da un atteggiamento istintivo mediocre di diffidenza passera´ dalla vostra parte e vi dara´ sempre maggiore autonomia.
Quando un capo mediocre vi chiama a rapporto, dovete mostrarvi sicuri e precisi…appena intravvede un vostro dubbio o una vostra incertezza, coglie l´occasione per dire la sua, per dare il suo consiglio.
In generale il consiglio consiste nel rifare una certa cosa in maniera piu´ lunga e tortuosa per essere davvero sicuri del risultato.
Se il risultato della vostra analisi veloce intuitiva e precisa corrispondera´ con quello della strada  lenta e tradizionale da lui proposta allora si tranquillizzera´.
Poiche´ nel 99% dei casi questo aggravio di lavoro non e´ necessario, cercate di stroncare sul nascere ogni sua velleita´.
Molto spesso il capo mediocre e´ansioso perche´ e´ consapevole della sua mediocrita´ e ha paura di trovarsi scoperto di fronte ad alcune incombenze.
Pur se siete cosapevoli che a volte le sue anise sono ingiustificate, dovete necessariamente assecondarle per mantenere un buon rapporto.
Anche se voi state terminando lo studio piu´importante e ambizioso che potrebbe portare benefici reali all´azienda, quando in preda ad una crisi di ansia, vi chiede di mollare tutto per effettuare la decima verifica su un argomento vecchio di anni…Mollate tutto.
Al limite lo potete prendere un po´in giro e fare questa decima verifica in maniera superficiale, se siete sicuri del fatto vostro ma dovete comunque fargli capire che state rispettando le priorita´ imposte da lui.
Cercate comunque di evitare che lui diventi troppo dipendente da voi, correreste il rischio di rimanere bloccati per anni nella stessa posizione e che lui non vi offra opportunita´ di crescita.
Fissate pertanto rapporti chiari: io sono qui e do il meglio anche nel tuo interesse, mi aspetto pero´ che fra un anno le cose evolavano in meglio, sono disponibilissimo a formare qualche potenziale sostituto.
R
Il capo professore invece agisce in maniera diversa, e´ assolutamente convinto di esservi superiore per la sua notevole esperienza e ama dispensare consigli e saggezza.
In alcuni casi si tratta di figure poco concrete che con il pretesto di insegnare ai propri discepoli, perdono di vista l´obiettivo.
Ti possono tenere anche due ore a correggere una relazione di analisi su una certa problematica divagando spesso su casi reali della loro esperienza passata.
Io nel 1979, in una situazione analoga, ricordo che…allora come vedi…
e la cosa peggiore e´ che spesso infarciscono il racconto di episodi piuttosto insignificanti…
Mi trovavo di fronte ad un muretto…uno di quelli costruiti a secco in pietra viva… hai presente…
In questi casi la lezione te la devi subire tutta anche se magari hai una decina di attivita´ urgenti che ti attendono.
Ma in quel momento il capo professore ha deciso di mettere te e la tua formazione al centro, di dispensare consigli professionali e di vita per il tuo bene, e tu non puoi essere scortese…
Anzi se mostri una certa impazienza per andare a fare il vostro dovere, perche´ magari ci sono altre quattro persone che vi stanno aspettando per una riunione importante…vi fulminera´ “Allora non hai capito niente della vita, quello che ti sto dicendo e´piu´ importante di qualunque altra cosa”.
In linea di massima questa tipologia di capi sono quelli a fine carriera che si trovano a comandare in situazioni transitorie o perche´ hanno ricevuto l´ultimo contentino…e´molto probabile che durino poco perche´ questo loro modo di fare, poco grintoso, non porta risultati.
Il capo assente invece vi tratta come un libero professionista, questo e´ il problema, mi fido di te…fammi vedere cosa sai fare.
Probabilmente una volta acquisita una certa esperienza allínterno di un´azienda puo´diventare una situazione privilegiata.
Godi i vantaggi di una certa autonomia e gestisci le tue attivita´ e I tuoi progetti con I tuoi tempi e le priorita´ che ritieni opportune.
L´inconveniente di questa gestione e´ che il tuo capo e´ appunto assente, segue da vicino solo le attivita´ in cui e´ chiamato in causa direttamente e non conosce nel dettaglio quello che fai.
Quando allora succede qualche guaio, si verifica qualche intoppo nella tua ativita´ e si viene chiamati ad un tavolo di verifica…ti senti appunto solo.
Magari senza cattiveria da parte sua, ti rendi conto che ti puo´ dare un contributo molto limitato a supportare le tue posizioni a causa della scarsa conoscenza della materia.
In questi casi puoi pertanto rischiare di bruciarti, di essere cioe´ mandato allo sbaraglio su un argomento piu´ grande di te.
Appena percepisci questo pericolo, devi iniziare a martellarlo, per farlo diventare padrone della materia e per coinvolgerlo direttamente nelle scelte piu´ delicate.
Non devi dare l´impressione di non sapertela cavare da solo bensi´ di essere talmente preparato di aver compreso che l´argomento sta diventando scottante e occore definire insieme una strategia.
Il capo assente, per la sua mentalita´ da libero professionista, in genere, se si presentano opportunita´ di crescita e ha fiducia in te, e´ generoso ed e´disposto a perdere il tuo prezioso contributo quindi ti propone per altri incarichi di responsabilita´ all´interno dell´azienda
Veniamo infine al capo in prima linea. Il capo in prima linea vuole essere sempre presente, e´ una persona in carriera che vuole dimostrare la sua efficienza e la sua presenza ai suoi superiori.
E´ preparato e supporta I suoi uomini al meglio, il suo uffcio e´ sempre aperto, da lui sai di poter imparare davvero.
Per una persona in una fase di apprendimento e´ il capo ideale perche´ diventa un modello da imitare e funge inoltre da stimolo, in genere lavora sodo ed e´l´ultimo a lasciare l´ufficio, ci crede e ci tiene a quello chef a.
Se vogliamo individuare un difetto e´ quello di metterti in ombra. Tutte le alter realta´ aziendali proprio perche´ e´un capo in prima linea tenderanno a crecare sempre lui, a concentrare tutte le richieste su di lui che poi provvedera´ a distribuirle fra I suoi uomini.
Nella sua versione piu´illuminata il capo in prima linea cerchera´ di individuare un suo successore morale per due motivi: primo per non dovere mai essere considerato insostituibile e quindi rimanere schiavo del ruolo e secondo per avere una persona di cui fidarsi nei moment in cui il carico di lavoro diventa insostenibile anche per le sui enomi capacita´.

Molto spesso su Sopo.it riceviamo commenti poco costruttivi. Facciamo alcuni esempi di commenti non ricevibili:

1) Pensano solo ai propri soli ed a quelli degli azionisti. Sciacalli.

2) traditori, viva la concorrenza

3) Societa’ imballata in se stessa piena di vecchie cariatidi con l’unisco scopo di  farsi una pensione d’oro

Ora, ammesso e non concesso che i contenuti dei commenti siano veri risultano comunque  poco credibili e poco autorevoli.

La forza di sopo.it deriva dall’obbiettività dei nostri giudizi che non devono essere lamentele fine a se stesse e non devono essere generati da pura e semplice frustrazione, sopo.it non è “il muro del pianto” nè tanto meno dell’insulto. Anche la peggiore organizzazione di solito presenta qualche aspetto positivo e il commento serve per spiegare in breve i pro e i contro, c’è modo e modo di scrivere anche giudizi molto negativi.Anche i commenti senza testo non sono acccettati, non basta votare le categorie…senza testo non è una valutazione credibile.

A volte poi i commenti si soffermano su errori strategici del management (è stato un errore l’acquisizione della società Tizio e Caio) o su dettagli operativi (l’ufficio acquisti strozza i fornitori)…non è Sopo.it la sede idonea per questo genere di valutazione. Piuttosto se riteniamo sopo.it uno strumento utile e necessario cerchiamo di parlane ad amici e colleghi  e contribuiamo ad aumentarne qualità e numero di valutazioni.

Lavoro e internet

gennaio 19, 2012 Senza categoria Comments

Diamo spazio a questo interesante articolo del Corriere della sera che trovate al seguente link . Si parla di un manager HR licenziato per aver inserito fra le proprie preferenze linkedin “interessato a nuove opportunità di lavoro”. Citiamo un estratto dell’articolo:

…Si potrebbe facilmente obiettare che il social network, con tutti i pro e i contro, è un mondo indivisibile. Imporre di usarlo per restare in contatto con il mondo senza farsene influenzare e guardare alle altre realtà è come chiedere a una lampadina di fare luce senza riscaldare. I social network non sono solo un nuovo canale di raccolta o distribuzione di informazioni, un sostituto del telefono o della tv. Influenzano i modi di fare e le regole del gioco… Cosa ne pensate, cari Sopo utenti?

Web 2.0

gennaio 17, 2012 Senza categoria Comments

Dal blog http://ruedintorni.wordpress.com pubblichiamo il contributo di Riccardo Zuccaro consulente di Outplacement in INTOO Srl – Developing Careers.  Il blog di Riccardo tratta in maniera molto semplice  e diretta le tematiche relative  al mondo delle risorse umane ed è un ottimo strumento di approfondimento.

Il web 2.0,è una delle armi più importanti al fianco di chi fa personal branding o è in cerca di nuove opportunità professionali; l’uso di social network, blog e posta elettronica è uno dei suggerimenti che do sempre a chi si accinge a seguire programmi di ricollocamento.

Come in tutte le cose però, c’è l’altra faccia della medaglia, ovvero non l’uso ma l’abuso di questi strumenti; diventa quindi facile passare da una estremità all’altra cadendo in errori che posso risultare solo controproducenti e dannosi non solo per la nostra reputazione digitale, ma anche per il raggiungimento dei nostri obiettivi siano essi di ricerca di nuove opportunità lavorative o di mantenimento di quelle esistenti.

Ecco quindi un breve elenco di errori da evitare:

1) Se qualcosa non vi soddisfa nel vostro attuale posto di lavoro, non andate a lamentarvi via email o via social network (Facebook e Twitter in particolare), ormai tutte le aziende monitorano questi luoghi digitali, farsi beccare è un attimo con tutto quello che ne consegue in termini di valutazione. Siate sempre positivi on line e risolvete privatamente le problematiche.

2) Se dovete mandare email siate chiari, non facciamoci prendere da inutili inglesismi; negli ultimi tempi si è sviluppata la convinzione, soprattutto tra manager, che l’utilizzo di termini inglesi li renda più appetibili e dia loro maggiore visibilità, rispetto ad altri. Il risultato è che ci ritroviamo con email scritte al 50% in italiano ed al 50% in inglese, il risultato? Fate solo indispettire l’interlocutore. Usare termini inglesi non è vietato, ma solo quando questi siano ormai di uso comune, siamo Italiani, parliamo Italiano (che non significa che non dobbiamo conoscere le lingue, sia chiaro).

3) Se vi presentate ad un colloquio di lavoro o se vi trovate in riunione mettete il silenziato sui cellulari, in un caso come nell’altro non è certo buona educazione farsi interrompere. Innumerevoli volte nei colloqui che mi è capitato di fare, non solo ho sentito moltissime volte il cellulare squillare ma spesso le suonerie scelte sono veramente al limite dell’assurdo, imbarazzanti per chi ha un’età che non è più adolescenziale.

4) Evitate di usare la posta elettronica aziendale per inviare email personali, crearsi un indirizzo di posta elettronica “online” (gmail, hotmail, email ecc. sono solo alcuni dei servizi utilizzabili) non costa nulla è gratuito e può essere letta anche dal cellulare personale. I motivi sono facilmente intuibili, credo che gli uffici IT delle aziende ne vedano di tutti i colori.

5) Chiudo con un suggerimento che esce dall’ambito web 2.0; quando prendete un appuntamento siate sempre puntuali, se non riuscite per forza maggiore, chiamate la persona che dovete vedere e dite che ritardate, vi sembra banale? Beh vi garantisco che non lo è, sapete quante volte mi è capitato di fare anticamera oltre l’orario programmato prima di essere ricevuto o viceversa ho aspettato persone che non si sono mai presentate??

Chi cerca un nuovo lavoro oggi ha uno strumento a disposizione incredibile “internet”. Quando nel 1999 cercavo il primo lavoro eravamo ancora all´antica: listone di aziende e relative indirizzi e pacchi di curricula cartacei da inviare via posta, quelli a cui tenevi di piu´ con raccomandata.
Oggi ci sono un centinaia di siti dove andare a sbattere la testa per cercare un nuovo lavoro.Indubbiamente la cosa e´ comoda ma fin troppo…ci troviamo quotidianamente molti piu´ concorrenti per lo stesso posto ed abbiamo sempre meno armi per dimostrare chi siamo e cosa sappiamo fare.
Mi spiego meglio: L´impiegata dell´ufficio personale che mi ha selezionato nel 2000 per il mio primo lavoro il mio curriculum se lo era letto. Quando mi ha chiamato per il mio primo colloquio me lo ha mostrato ed io ho notato alcune cose segnate con l´evidenziatore.
La sua attenzione si e´posata su un foglio stampato che avevo preparato con cura e lo ha confrontato con quello di altri, il suo cervello ad un certo punto le ha fatto stappare un evidenziatore ed evidenziare due righe.
Oggi immagino l´impiegata di una societa´che riceve 100 curricula informatici al giorno.
Facciamo un esempio pratico su un annuncio reale:

181_NEOLAUREATOING. ELETTRICA/ELETTRONICA/AUTOMAZIONE
Il nostro Cliente:
INDUSTRIA METALMECCANICA

Ci ha incaricati di ricercare un/una:
NEOLAUREATO ING. ELETTRICA od ELETTRONICA od AUTOMAZIONE

La sede:
Cremona

Il lavoro:
SI OCCUPERA’ DI SUPPORTO AL RESPONSABILE DI COMMESSA DI ESECUZIONE ORDINI E PROGETTI. DISPONIBILITA’ A TRASFERTE ESTERE.

Il profilo:
INGEGNERIA ELETTRICA OD ELETTRONICA OD AUTOMAZIONE INDUSTRIALE. ENTUSIASMO, BUONA DIALETTICA, PASSIONE PER IL LAVORO, DISPONIBILITA’ AL LAVORO IN TEAM, OTTIMA CONOSCENZA DI UNA LINGUA STRANIERA.

Il contratto:
ASSUNZIONE DIRETTA

Come agisce? Non lo ammettera´ mai ma secondo me imposta una serie di criteri per scremare rapidamente quei 100 curricula.
Mi immagino una query di seleziona fatta in questo modo, seleziona tutti quelli che:
1.      Non sono donne con figli
2.      Non sono donne sposate (potrebbero presto fare figli…)
3.      Vivono a meno  di 50 km da Cremona
4.      Hanno un voto > 108 (forse oggi I voti sono in centesimi ma fa lo stesso…credo ci siano stati una decina di riforme in cinque anni…)
5.      Si sono laureate in anni <6
E tutti gli altri? Fuori.
Ecco che tutti I nostri sforzi dialettici per compilare un signor curriculum vengono disintegarti in pochi secondi con un clic di mouse. Magari io abito a 55 km da Cremona oppure mi sono laureato in 7 anni, perche´ ho perso due anni alla Nasa a studiare I semiconduttori di nuova generazione…
Si io sono arrivato a questa conclusione: internet ha soltanto reso piu´semplice il compito alle societa´ di selezione, noi ci illudiamo di essere agevolati ma in fondo non e´cosi´.

Al via la quattordicesima edizione dell’Europrix Multimedia Awards. Un concorso destinato ai giovani ideatori di progetti innovativi che hanno meno di 30 anni. Applicazioni per telefonia mobile, siti di giochi, computer grafica e animazioni. Nove le categorie. Le candidature possono essere presentate entro il 1 luglio 2011. L’anno scorso il primo premio a un gruppo tedesco con un lavoro per una mostra su cibo e religione

Applicazioni per la telefonia mobile, giochi, computer grafica, siti web e installazioni multimediali. Se avete meno di 30 e una certa dimestichezza con tutto quanto ha a che fare con le nuove frontiere multimediali, allora l’Europrix Top Talent Award è quello che fa per voi. In questi giorni è stata lanciata la quattordicesima edizione ed è destinato proprio agli studenti e ai giovani professionisti che lavorano su progetti innovativi nel campo del design e dei contenuti digitali (nella foto la premiazioned dell’anno scorso).

Il premio prevede nove categorie e per ciascuna ci sarà un vincitore. Inoltre, la giuria assegnerà anche un premio speciale. Le categorie sono online/web, offline/interactive DVD, mobile contents & applications, games, computer graphics & design, content tools and interface design, interactive installations, online & digital video/tv, animations.

I team dei 30 finalisti nominati verranno invitati al Europrix Multimedia Festival che si terrà a Graz in Austria l’11 e il 12 novembre del 2011. Tutti i finalisti potranno avere un web showcase e una promozione attraverso il network di TTA. I vincitori dei premi avranno poi l’occasione di lavorare con i migliori esperti del settore e di cooperare con le aziende più innovative e con i designer più creativi.

Tutte le candidature devono essere relative a prodotti realizzati e applicazioni e non sono ammessi bozze, dimostrazioni o prototipi non realizzati. Ciascun progetto può essere candidato in una sola categoria entro, e non oltre, il 1 luglio del 2011.

L’anno scorso il vincitore del premio speciale è stato un gruppo tedesco TheGreenEyl composto da Dominik Schumacher, Willy Sengenwald, Frédéric Eyl e Gunnar Green con il loro Whispering Table, un lavoro per il Sti?ung Jüdisches Museum Berlin per una mostra sul cibo e la religione.

Sono stati 23 i progetti ammessi alla lista finale (vedi la lista) e la competizione ha nel complesso coinvolto giovani creativi provenienti da 38 paesi. Tra gli altri premiati, gli israeliani Einat Dotan, Ira Morstyn e Dany Koren per il progetto weboline Topit. Poi i francesi Faustine Clavert, Julie Cecchoni, Valentin De Bruyn, Alan Langlois e Hans Lemuet con il progetto “uti” per la categoria mobile contents & applications. Nella categoria “games” si sono invece segnalati i danesi Klaus Hammerum Gregersen e Troels Johnsen per il progeto Max & The Magic Maker.

IL SITO: www.europrix.org/