Sopo blog – la vita è troppo breve per il lavoro sbagliato

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Tratto dal romanzo di Maurizio Cotrona, Malafede  (2011 – Lantana editore) http://buonafede.wordpress.com/
ecc0  lo stato d’animo autentico di un precario della pubblica amministrazione . Estate 2008, Giordano il protagonista è in preda ad inquietudini sul suo futuro…

Maggioranza a rischio, decreto mille proroghe, stabilizzazione. Il governo non durerà fino alla prossima finanziaria, ogni voto può nascondere una trappola. Il Paese è accartocciato, bisogna scuotere le resistenze, ma di chi ci si può fidare? Si procede in un campo disseminato di ordigni, c’è Dini con i suoi e Manzione, Bordon, Fisichella. Mancano sette mesi alla scadenza del mio contratto, il 30 gennaio è vicino, il salto indietro alla mia vita di prima è dietro l’angolo. Una mano sfila un rigo dalla finanziaria e ritorno al mio nulla fatto di tutte le scelte possibili. Un capriccio di Mastella e faccio un salto indietro di due anni: lavoro a progetto o lavoro in nero, evasione fiscale o otto euro all’ora. Curricula, concorsi, interinali, annunci. Studiare, mattoni di carta, vivere da impiegato dimezzato, guardarsi intorno, lavoretti, partire, espatriare. Scrivere, dipingere, imparare a suonare uno strumento. Svegliarsi ogni mattina con un’idea diversa, lasciarsi tentare da qualche passione romantica e velleitaria, andare a letto pieno di buoni propositi e onorarli per un giorno o due, convincersi che non c’è nulla di cui vergognarsi se non riesci ad articolare le tue ambizioni in forme convenzionali, resistere ai mercanti di persone che piazzano spazzatura travestita da occasione. Pensarci o non pensarci, macerarsi oppure no, sentirsi inetti a quasi tutte le cose essenziali del mondo, imparare ad aggrapparsi ai quasi. Il mal di stomaco, il Buscopan, il respiro corto e voglio averli dei figli prima o poi? Il tempo vuoto, le ore con gli occhi sul soffitto, l’isolamento, il rancore, e ogni mattina aspettare l’acqua gelida della speranza, mettersi alla ricerca delle energie e del coraggio e scoprire i sacchi vuoti dell’energia e del coraggio, combattere con la tentazione dell’indignazione e della rabbia e dell’autocommiserazione. Dedicare a tutti il massimo disprezzo, all’agenzia interinale che non capisce neanche chi sei, a papà che quando gli chiedi venti euro ti guarda un po’ così, a Taranto che non ti offre nulla e a chi governa senza fare nulla per te, ai raccomandati, perché lo sono tutti quelli che stanno più in alto, ai nostri tempi che non mantengono le promesse fatte, ai maestri, ai concorsi truccati, ai dipendenti pubblici, a quelli privati. I sacchi dell’energia e del coraggio si svuotano in fretta e tutto ciò che si chiede alla vita è una soluzione traducibile in un «come» e in un «quando», avere una scelta, una sola, non zero e non due.